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De Massy, la «Signora del Tennis» che incarna la vita sportiva del Principato

di François Verdenet, pubblicato da l’Equipe il 10 aprile 2026, tradotto da Bianca Mundo Presidente della Federazione Monegasca, del Rolex Masters 1000 e del Monte-Carlo Country Club, la cugina di secondo grado del Principe Alberto II, Mélanie-Antoinette de Massy, è una figura di spicco della vita sportiva del Principato. Ma per i giocatori che la adorano, lei è soprattutto la «Signora del Tennis». Il telaio in legno della racchetta Donnay è decorato con molteplici cuori e un «To Mélanie». La custodia in plastica Borg Pro dà subito l’indizio che fa scattare la macchina dei ricordi. “È stato Björn a regalarmela”, ricorda Mélanie-Antoinette de Massy mentre scarta l’oggetto cult che ha ancora il suo pressaracchette metallico vintage. “Mi ha tenuta tra le braccia quando ero una bambina. Björn, lo adoro!” L’entusiasmo della frizzante quarantenne (41 anni) è contagioso. Soprattutto quando parla di tennis, del suo Masters 1000 e del Monte-Carlo Country Club. Nel suo piccolo ufficio, situato nell’edificio storico del MCCC, inaugurato nel febbraio 1928, l’enorme ritratto solare di sua madre le sta di fronte. La baronessa Elizabeth-Ann de Massy, scomparsa il 10 giugno 2020, le ha trasmesso le sue passioni – anche per gli animali – e le ha lasciato tutti i suoi incarichi di presidente, tra la Federazione monegasca, il country club e il prestigioso torneo che quest’anno celebra la sua 119ª edizione. L’ex campo numero 2 del Rolex Monte-Carlo Masters è stato ufficialmente ribattezzato, lo scorso anno, in omaggio a questa figura emblematica del tennis monegasco che ha dedicato oltre mezzo secolo a far sì che la pallina gialla rimbalzasse sempre più in alto sul Principato. “Oltre una trentina di giocatori erano presenti per questo bel momento”, ricorda la nipote della principessa Antoinette di Monaco, sorella maggiore del principe Ranieri III. “Quando Novak (Djokovic) ha saputo che l’evento era dedicato a mia madre, è venuto apposta. Ho avuto una madre e una nonna straordinarie che mi hanno cullata nel mondo del tennis. Come Obelix, ci sono caduta da piccola! Da bambina, giocavo anche una decina di ore a settimana. Mia madre mi portava al club nella mia culla. Michel Garcia, che ancora oggi è il responsabile dei campi, mi ha vista nascere ed è stato lui a insegnarmi a passare il retino sui campi. Andavo con mia madre alle trasferte di Coppa Davis, in Terza Divisione, quando ero ancora una ragazzina. Ma il mio idolo era Thomas Muster!” E nel ricordare la finale vinta dall’austriaco nel 1995, in un incontro storico ancora al meglio dei cinque set contro Boris Becker (4-6, 5-7, 6-1, 7-6, 6-0 in 3 h 19). “Thomas aveva perso i primi due set, ma io ci credevo. Avevo persino scommesso in segreto sulla sua vittoria!” Quando passeggia tra i viali del suo club, che conta 2.500 iscritti, capita spesso che abbracci un giocatore o una giovane promessa locale per una «coccola». Incoraggia un collega con un «daghe» («forza») insieme a uno dei 49 dipendenti del club. Il suo telefono squilla, risolve al volo un problema di fiori oppure si occupa dei cinque conigli adottati al rifugio per animali di Monaco, ai quali darà “una nuova casa nel club” per il weekend di Pasqua. “Voglio che l’eccellenza e lo spirito di famiglia monegasca risplendano su questo torneo”, insiste, sottolineando che è stata superata la soglia dei 155.000 spettatori per un nuovo record di affluenza. “Anche se eliminati, i giocatori amano restare qui con il nuovo villaggio dei giocatori. Abbiamo ampliato lo spazio d’accoglienza del 35% su 3,5 ettari. Mi parlano del «tocco di Melanie»”. “Abbiamo 129 anni di storia, ma ci miglioriamo continuamente perché ho una vera famiglia attorno a me ogni giorno. Qui una persona fa il lavoro di cinque altrove! Siamo l’unico club al mondo, insieme a Wimbledon, che organizza al proprio interno un torneo di tale portata.” Una federazione particolarmente dinamica La presidente dai molti ruoli si aggira con il mazzo di chiavi del MCCC, di cui spesso spegne le luci dopo le 22, tornando a casa con il suo bassotto Stanislas. Può talvolta incrociare l’attore Hugh Grant che ha appena terminato una partita. Monaco rimane anche un villaggio di celebrità, dove metà dei primi 50 dell’ATP risiede. Ma le soddisfazioni sono sempre più locali. L’anno scorso, la figlioccia della principessa Carolina si è trasformata in un’ultrà nella tribuna reale insieme al cugino, il sovrano Alberto II, con i pugni alzati, quando il monegasco Romain Arneodo ha vinto il torneo di doppio, per la prima volta nella storia per un atleta di casa, in coppia con il francese Manuel Guinard. “Abbiamo tutti pianto”, ricorda il vincitore trentatreenne. “È grazie a lei e a sua madre se sono riuscito a rilanciarmi grazie a una wild card nel 2017. Abbiamo provato lo stesso in Coppa Davis, come durante la nostra ultima vittoria in Kazakistan (3-1, all’inizio di febbraio). Mélanie viene sempre con noi alle trasferte. È magnifico che una federazione così piccola abbia vincitori di Masters 1000 in doppio come Hugo (Nys, a Roma nel 2023) e me, ma soprattutto un leader incredibile come Valentin (Vacherot), che ha vinto in singolare a Shanghai. È lui a darci la carica. Presto, riusciremo a fare concorrenza quasi alla Francia. Anzi, in questo momento, stiamo quasi facendo meglio!” La Pasionaria monegasca non ha esitato ad attraversare il mondo per assistere alla vittoria del suo numero 1 in Cina, a ottobre, contro suo cugino Arthur Rinderknech (4-6, 6-3, 6-3). “Ho preso la decisione la sera della sua vittoria al primo turno”, assicura la presidente. “Sentivo che l’impresa era possibile. Sono arrivata proprio prima della semifinale. Dopo la vittoria, visto che i cinesi non fanno suonare gli inni allo stadio, abbiamo cantato tutti a squarciagola l’inno monegasco nei corridoi! Abbiamo giocatori di un talento straordinario, con una mentalità splendida, voglia e patriottismo. Spesso pensano che io li sopravvaluti.” Come una sorella maggiore. “Piuttosto una seconda mamma per molti, ormai”, spiega Guillaume Couillard, il capitano della squadra monegasca di Coppa Davis. “L’ho conosciuta da piccola, quando ero giocatore. Mélanie veniva a mostrarci i suoi disegni e a darci la buonanotte durante le trasferte all’estero. Non si separava mai da sua madre. È stata lei a insegnarle il mestiere di presidente. Ma durante i tornei, non le piace andare nelle aree ufficiali; preferisce stare con noi nei box dei giocatori. Ci trasmette la sua energia. Siamo tutti come fratelli. E Mélanie è la nostra «Signora Tennis»!” ...

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